Ritorno in Cina.

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Messaggio Da renzo il Sab 16 Gen 2016 - 15:33

Ciao.

Visto  che siamo in inverno,  con  le barche agli ormeggi e/o in cantiere, e che si langue, ho pensato di torturavi con uno dei miei appunti di viaggio con la speranza che vi possa interessare [diversamente, fatemi solo un cenno ed evito].

Il viaggio è avvenuto subito dopo i nubifragi di Genova del novembre 2011.

Sono in aeroporto in attesa di imbarcare sul volo che mi porterà in un cantiere sorto sulle rive del fiume giallo, in Cina.  Sono seduto in divano mentre guardo le immagini del disastro di Genova. L’audio del televisore è escluso. Quello che vedo, però, non ha bisogno di commenti. E’ una vera tragedia. Intorno a me le voci di qualche altro passeggero in attesa, un bambino che canticchia. A fianco del divano un grande oleandro in vaso. Sento il rumore delle foglie che cadono a terra. Qualcuna mi cade addosso. Mi sento triste ed impotente. Come tutti, in questi giorni, penso alle nostre colpe per come abbiamo “depredato” il territorio e che la natura, quando decide lei, si riprende tutto con gli interessi. Però  queste immagini mute ammutoliscono anche l’anima e lo spirito.
Meglio che mi prepari e che mi faccia  “prendere” dall’imbarco.
 
All’arrivo a Shanghai mi ritrovo in un lunghissimo corridoio di mani protese in avanti con i più svariati cartelli per dimensione e colore  che riportano nomi che richiamano culture e provenienze assai diverse tra loro. Proseguo sino a quando intravedo il mio nome scritto a mano su un piccolo foglio giallino. Sorrido al signore che lo tiene tra le mani e lui mi risponde con un sorriso ancora più ampio. Non parla una parola di inglese, ma è già stato istruito per portarmi in albergo a Jingjiang. Mi aspettano quasi tre ore di autostrada.  Rispetto all’ultima volta che sono stato a Shanghai noto che vale ancora la stessa regola: assoluta mancanza di regole. Ognuno sorpassa dove caspita vuole, destra, sinistra e centro non ha importanza, fari abbaglianti (è già buio) sempre “conficcati” nella macchina che precede, claxon alla bisogna (quasi sempre). La novità è rappresentata dai numerosi fuochi d’artificio che incontriamo  lungo il percorso: tanti e qualcuno decisamente bello.
L’albergo è il migliore di Jingjiang ed è frequentato dai numerosi stranieri che vengono in questa località per i loro affari.
Arrivo che sono già le 20 e mi trovo subito con i due rappresentati dell’armatore della prima nave che dovrò visitare il giorno dopo. Sono persone con cui ho avuto numerosi contatti anche in tempi passati, ma che sino ad oggi non avevo mai avuto modo di incontrare personalmente. Il più “anziano” è un signore sui 65 anni dall’aria assai mite, tono della voce pacato, di quelle persone che non hanno bisogno di urlare per farsi ascoltare. E’ il responsabile della gestione di questa nave. L’altro è un giovane più loquace, modo di porsi aperto e simpatico. Per come li conoscevo erano due bravi professionisti, e per come li vedo ora sono anche due brave persone. Si cena in un “ristorante” che hanno scovato dopo vari peregrinaggi tra i vari locali della città dove hanno mangiato di tutto ma quasi nulla di veramente “commestibile” per i nostri palati italiani.
L’indomani sveglia presto con fuochi d’artificio. Apro le tende della camera e, poco lontano dall’albergo, svettano, tra la foschia del mattino, i lampi dai colori più accesi.
Accendo il computer e chiacchiero un po’ con mio figlio che, a quell’ora, sta ancora studiando. Mi racconta del 30 che ha preso nell’ultimo esame. Bene, la giornata non poteva iniziare meglio.
Mi ritrovo con i signori della sera prima in atrio dell’albergo e, mentre siamo in attesa del taxi per andare in cantiere, un signore cinese vestito in maniera distinta ci passa a fianco emettendo forti suoni gutturali dall’origine inconfondibile che trovano la loro ragione nel “regalo” che deposita sul piano di candidi sassolini bianchi, con al centro il logo dell’albergo, posti sul grande posacenere di ottone lucido che si trova all’ingresso.
Meglio partire. Il traffico in città è esattamente come me lo ricordavo: assurdo. Cerco di descriverlo anche se so già che qualsiasi spiegazione non può rendere la reale situazione. Nessuna regola sulle strade in città significa che ognuno è “autorizzato” a proseguire contromano, tagliarti la strada da destra, da sinistra, da dietro (dopo sorpasso). Tutti suonano il claxon e tutti rimangono impassibili (sembra proprio che la cosa non li tocchi) ed impermeabili agli strombazzamenti degli altri. I colori dei semafori non hanno particolare significato per gli automobilisti. Per quello che vedo, sembrano fatti più che altro per creare effetti cromatici lungo le strade che non per regolare il traffico. Pedoni, biciclette e tricicli da carico sono i più anarchici in assoluto. Te li ritrovi davanti e non sai da dove sono sbucati. Ti guardano, ti schivano, fanno lo slalom tra le macchine con la massima indifferenza. Sembra che non sia un problema loro poter essere investiti. No, i conducenti delle autovetture li devono evitare. Questo sembra l’assioma.
I camion che incontriamo sono i più pericolosi: di alcuni ti chiedi come possano ancora circolare per le strade e, soprattutto, come possano ancora funzionare. Vecchi, in condizioni pietose, con il rimorchio che sta su solo grazie a del filo di ferro che tiene attaccati i vari pezzi. 
Uno di questi ci sorpassa da destra e l’autista deve fare un’acrobazia per non essere buttato contro un’altra macchina in sorpasso sulla sinistra. Trasporta un albero intero grandissimo che sporge dalla parte posteriore per quattro/cinque  metri, con i rami e le foglie che si consumano sull’asfalto. Con il camion che fa lo slalom tra le macchine lo spettacolo è incredibile: sembra quasi una enorme scopa che pulisce la strada. E dove le automobili sono costrette a fare le acrobazie per non essere spazzate via!
 
Durante il percorso per arrivare al cantiere mi spiegano che un pool di armatori italiani si è fatto costruire 28 navi identiche spuntando uno sconto veramente importante sul prezzo di mercato.
A seguire queste costruzioni c’è, da più di tre anni, un comandante italiano. Mi anticipano, poi, che in mattinata ci sarà la festa di consegna della nave con una cerimonia con tanto di prete e buffet che interesserà tutta la timoneria e, conseguentemente, anche l’area dove devo lavorare.
 
Arrivato a bordo preparo il computer, mi cambio in cabina del pilota, e mi preparo ad aprire le danze tra vari operai e dipendenti del cantiere che girano in timoneria. C’è un viavai inusuale per navi in cantiere, con persone che vanno e vengono tirate a lucido con giacca e cravatta. Dopo un po’ arrivano delle ragazze che stendono dei nastri colorati in timoneria e legano una gigantesca ciocca rossa sul timone. Nel frattempo altre persone installano un impianto audio con tanto di aste porta microfoni, casse, mixer etc.  Arriva pure l’amministratore delegato della società armatrice della nave.
Arriva il momento fatidico e la timoneria si riempie dell’equipaggio in uniforme con gli ufficiali in prima fila a far risaltare i gradi dorati, dirigenti del cantiere, amministratore delegato della società armatrice affiancato da un avvocato italiano, prete filippin-cinese di Shanghai ed altre comparse varie, tra le quali il sottoscritto.
Inizia a parlare il responsabile del cantiere per i ringraziamenti agli armatori che hanno ordinato le navi, ringrazia i presenti e nel novero ci sono pure io (ma che ci faccio io in quella lista e chi gli ha dato il mio nome?)!
Il discorso è in cinese e viene tradotto in inglese da una persona a lato. Fine del discorso, applauso e poi tocca al rappresentante dell’armatore. Per lui discorso in inglese tradotto i cinese per i locali.
Quindi tocca al prete. Ha già indossato i paramenti sacri e si dilunga in una cerimonia dove inizia un sermone in cinese per poi passare a delle preghiere in latino. Mi guardo attorno: dipendenti del cantiere cinesi, equipaggio della nave indiano,  prete filippino, sei italiani e gli altoparlanti che diffondo il padrenostro in latino! Ecco, penso, questa è la vera globalizzazione.
Terminata la preghiera impugna il contenitore di acqua santa e benedice tutta la plancia. Sarebbe più corretto dire che innaffia tutta la plancia compresi i presenti. Tutti osservano gli strumenti elettronici e pregano che l’acqua sia veramente santa in modo che non danneggi questi costosi giocattoli elettronici.  Ora tocca alla rottura delle bottiglie di spumante cinese. Tutti sull’aletta del ponte di comando e scontro lamiera/bottiglia con l’esito sperato: rottura di quest’ultima. Parte l’inno nazionale. Tutti applaudono. La bandiera italiana viene issata a poppa.
Ora la nave è italiana. Ed  ora, come previsto, tutti i santi vanno in gloria: è il momento del buffet.
In 10 minuti viene fatto fuori tutto e per terra rimane un disastro di bucce di mandarini e gusci di pistacchi.
Riprendo la mia visita. Dopo un po’ arriva un signore in tuta blu, elmetto in testa, stazza notevole (diciamo un 58/60) alto come me (se non di più).  E’ il comandante che ha seguito in cantiere la costruzione di queste navi. Inizio a chiedergli degli schemi elettrici, dei documenti vari, certificati di conformità, etc. Mi risponde che ha tutto in ufficio e che potrò vedere nel pomeriggio, dopo aver concluso la visita. Continua sottolineando che la stazione radio è completamente a posto, che è identica a tutte le altre  che sono già state viste dai colleghi. Inoltre, per mia comodità, mi suggerisce di prendere visione deli verbali di collaudo delle altre navi.
Brutto inizio. Gli spiego che schema elettrico e certificazioni mi servono subito perché diversamente mi diventa più lunga la comprensione dei cablaggi e diventa impossibile verificare la composizione dei complessi radio. Non ci sente e ribadisce che mi darà tutto nel pomeriggio. La cosa che mi infastidisce, che ho scoperto poi ha infastidito non poco anche il rappresentante dell’armatore che era li con me,  è stata questa aria di supponenza e quasi di fastidio alle mie richieste. Come a dire: ma cosa vuole questo qui?
Bene, inizio comunque la visita.
 
Quando ho cominciato ad evidenzargli le prime difformità si è spazientito ancora di più. Abbiamo avuto un breve scambio di battute dove lui ha ribadito che si è sempre fatto così e che lui conosceva le norme italiane in merito alle dotazioni radioelettriche di bordo. Bene, così siamo in due rispondo io.
E’ iniziata, a quel punto, la disputa su ogni articolo delle norme e sulla non rispondenza dell’impianto di bordo a quanto stabilito dalle leggi italiane, comunitarie e mondiali. 
Piano piano ha cambiato atteggiamento e, davanti all’evidenza, ha iniziato a dare ordini agli operai cinesi perché effettuassero le modifiche che gli indicavo. Alle due del pomeriggio, dopo essere scomparso per mezz’ora, è riapparso a bordo con tutta la documentazione che gli avevo chiesto al mattino. L’analisi degli schemi elettrici gli ha tolto le ultime certezze. A quel punto, dopo che ha constatato che i cinesi non riuscivano assolutamente a comprenderlo e che gli interventi che stavano effettuando creavano ancora più problemi, è andato via di testa. Prima si è colpito l’elmetto in testa con una serie incredibile di pugni, poi ha scrollato il capo tirando giù una serie di imprecazioni varie.
Giuro che mi ha fatto pena. Per sua fortuna è arrivato a bordo il tecnico della ditta che ha seguito l’installazione e che era decisamente più preparato degli elettricisti del cantiere. Ci siamo fermati alle 18 e 30, dalle 9 del mattino, e senza pausa pranzo.
Nel rientro in albergo, ci siamo scambiati le opinioni sulla giornata con i rappresentanti dell’armatore. Così mi hanno raccontato alcuni aneddoti in merito alle visite precedenti che, volutamente, mi avevano inizialmente nascosto per non instillarmi dei preconcetti sulla persona che aveva seguito la costruzione di tutte queste navi.
Scopro, allora, che non ero il solo ad aver avuto una impressione negativa di quel personaggio. 
Doccia veloce e cena al solito posto. Pizza ai formaggi non male, gustosa zuppa ai funghi, misto vario di frittura (patate, gamberi, verdure, rotoli strani di cui non  si è compreso il contenuto) e bistecca con spaghetti al pomodoro di contorno. Il tutto annaffiato da un vino rosso francese, almeno questo riportava l’etichetta, non malaccio.
Rientro in albergo e letto.
La seconda giornata è iniziata ancora con i fuochi d’artificio esplosi vicino all’albergo. Stesso traffico impazzito. L’incontro con il signore che ha seguito la costruzione delle navi è stato, però, diverso da come me lo aspettavo: ero preparato a ricominciare la disputa da dove l’avevamo lasciata la sera prima ed invece sono stato accolto da una “persona” diversa, molto collaborativa, quasi imbarazzato per la giornata precedente. Alla sera, poi, il rappresentante dell’armatore mi ha confidato che non aveva mai visto in questi anni questa persona così disponibile ed arrendevole. Purtroppo credo che la colpa di certi atteggiamenti non sia imputabile solo a lui, ma sia da addossare anche a chi in questi ultimi anni gli ha permesso di essere così.
La giornata prosegue con interventi sull’impianto radio e modifiche ai cablaggi. Nel primo pomeriggio, approfittando di un momento in cui avevano disconnesso l’alimentazione della stazione radio, decido di andare ad iniziare la visita sull’altra nave assieme al tecnico installatore. Purtroppo la nave dove mi trovavo era ormeggiata a fianco di un’altra nave e la seconda che dovevo visitare si trovava ormeggiata a circa 400 metri, a fianco di un’altra nave della stessa serie. Poiché si tratta di navi di 52000 tonnellate di stazza  completamente vuote (senza carico, bunker ed acqua) emergono quasi completamente dall’acqua e quindi per salire o scendere da bordo si deve utilizzare una scala  che vista da terra  sembra l’anticamera dell’Everest.
Considerato, inoltre, che dovevo trasportarmi la valigia degli strumenti e lo zaino, l’impresa è stata ardua. Anche il tecnico che mi assisteva è arrivato con il fiatone.
Iniziano le prove e si scopre subito che un VHF non funziona, anzi non si accende proprio. Il tecnico ha iniziato subito la vivisezione dell’apparato per cercare di capire se la cosa era risolvibile. Dopo alcuni minuti ha esclamato:  “没有。无法修复”!
Anche se non mi era chiaro il secondo segno a forma di attaccapanni  della seconda parola, ho capito, comunque, che la cosa non era risolvibile.
Si sono palesati, poi, i problemi già visti la mattina nella nave gemella. Così, dopo un paio di ore, decido di ritornare a bordo della prima nave per vedere se erano stati completati gli interventi concordati al mattino. Scendo dal ponte di comando sino alla coperta, percorro metà del ponte sino alla passerella per passare  sull’altra nave dove trovo degli operai cinesi che mi indicano che avevano appena pitturato i camminamenti antisdruciolo sul piano ponte di coperta. Li attraverso cercando di non toccare le zone interessate e raggiungo la scala per scendere dalla nave. E sempre con la mia valigia degli strumenti.
Arrivato in banchina riprendo la strada per raggiungere la scala per salire a bordo dell’altra nave.  Chissà se per causa dell’imbrunire, o perché ero particolarmente cotto, fattostà che ho iniziato a salire la scala  che mi avrebbe portato…… su un’altra nave! Per fortuna mi sono fermato dopo alcuni scalini.
Breve visita a bordo e via in albergo.
Alla sera stesso ristorante e stesso menu del giorno prima. Usciti abbiamo fatto quattro passi e questo mi ha permesso di notare una cosa particolare: quasi tutte le moto che girano i città sono con motore elettrico. Quindi silenziosissime. L’unico problema, per coloro che incrociano queste moto, è che le luci di questi mezzi vengono tenute rigorosamente spente per non scaricare ulteriormente le batterie. Considerato come avviene la circolazione in città, mi convinco che questi sono completamente matti.
Il giorno successivo termino la visita anche della seconda nave e poi, di corsa, mi faccio portare in albergo. Il taxi mi aspetta fuori dell’albergo per portarmi all’aeroporto. Sono in ritardo pauroso, così mi cambio velocissimamente senza farmi una doccia. Carico le valigie in macchina e ci infiliamo, contromano, nel flusso del traffico.
L’autista è stato decisamente bravo perchè in due ore e 20 sono arrivato in aeroporto.
 
Mi sono appisolato in una poltrona della business lounge di Dubai e vengo svegliato dagli altoparlanti che diffondono la preghiera delle 5 e 10. E’ strano, mi guardo intorno e vedo solo gente europea od americana, nessuno di queste parti, se non il personale di servizio, ed ognuno procede tranquillo con le sue attività.
 
A fianco a me è arrivata una coppia di persone anziane europee, probabilmente inglesi. Sono due persone curate, che parlano tra loro sottovoce, che dopo una breve colazione si mettono a leggere un libro. Il tutto con modi e gesti che evidenziano un grandissimo affiatamento. Mi dico che questa sembra proprio la maniera giusta di arrivare a quella età. Spero che anch’io e mia moglie ci si riesca. 
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Messaggio Da Breus il Sab 16 Gen 2016 - 18:46

Ma gli impianti alla fine erano a posto... o no?

Racconto interessantissimo, come al solito sghignazza sghignazza sghignazza
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Messaggio Da nautius il Sab 16 Gen 2016 - 23:05

Estasiante!!! Leggerlo disteso nel letto della barca che dondola e con la bora che fischia ha poi una marcia in più. Grazie Renzo.

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Messaggio Da Zetazero il Dom 17 Gen 2016 - 11:35

Gran bel racconto Renzo, me lo sono proprio "gustato" ..... Grazie

questa mi ha fatto schiattare  sghignazza sghignazza sghignazza sghignazza sghignazza sghignazza

renzo ha scritto:Dopo alcuni minuti ha esclamato:  “没有。无法修复”!

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Messaggio Da renzo il Dom 17 Gen 2016 - 20:59

Breus ha scritto:Ma gli impianti alla fine erano a posto... o no?

Effettuare il collaudo su una nave nuova quando si trova in cantiere consente all'armatore di pretendere immediatamente dal costruttore le modifiche  imposte da chi esegue la visita. 
L'armatore ha tutto l'interesse a vedersi rilasciato un verbale di collaudo privo di prescrizioni.  Tieni presente, poi, che ci sono deficienze di entità tale da intaccare la sicurezza della vita umana in mare e che impediscono alla nave di intraprendere la navigazione sino a che non sono state eliminate. 
A volte succede.

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